Il ruolo di HL7 FHIR nella trasformazione digitale della sanità
La trasformazione digitale della sanità non consiste soltanto nell’introduzione di nuove tecnologie, ma anche nella capacità dei diversi sistemi di comunicare e condividere informazioni cliniche in modo strutturato, sicuro e comprensibile.
Ospedali, servizi territoriali, piattaforme di telemedicina e dispositivi medici producono quotidianamente una grande quantità di dati, che devono poter essere utilizzati lungo il percorso assistenziale.
È qui che entra in gioco l’interoperabilità sanitaria, ovvero la capacità di sistemi differenti di scambiare e utilizzare informazioni preservandone il significato. In questo contesto, gli standard sviluppati da HL7 (Health Level Seven International) e, in particolare, HL7 FHIR (Fast Healthcare Interoperability Resources) rappresentano strumenti fondamentali per favorire lo scambio strutturato dei dati e contribuire alla continuità assistenziale.
HL7 e FHIR: gli standard per l’interoperabilità
HL7 International sviluppa standard per lo scambio e la condivisione delle informazioni sanitarie, tra cui HL7 Version 2, HL7 Version 3 e Clinical Document Architecture (CDA).
FHIR rappresenta un’importante evoluzione grazie a un approccio modulare basato sulle Resources, strutture standardizzate che rappresentano informazioni cliniche e amministrative, come il paziente (Patient), il professionista sanitario (Practitioner), le misurazioni cliniche (Observation) e i referti diagnostici (DiagnosticReport). FHIR supporta modalità di scambio basate su API RESTful, facilitando l’integrazione tra applicazioni, piattaforme cloud e sistemi informativi sanitari.
Tuttavia, adottare FHIR non garantisce automaticamente l’interoperabilità: sono necessari profili, terminologie e regole condivise, definiti attraverso le Implementation Guide, che specificano come applicare lo standard nei diversi contesti.
L’interoperabilità nel contesto italiano ed europeo
In Italia, l’interoperabilità è un elemento centrale nell’evoluzione del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e delle infrastrutture di telemedicina.
Nel 2026 HL7 Italia ha pubblicato importanti Implementation Guide, tra cui FHIR Core Italia (IT Core) e quella dedicata al Telemonitoraggio, entrambe basate su FHIR R4 e pubblicate in versione 0.2.0 STU (Standard for Trial Use). A queste si affiancano specifiche per televisita, teleconsulto e teleassistenza.
Questi sviluppi favoriscono l’adozione di modelli condivisi, con l’obiettivo di rendere i sistemi sanitari progressivamente più integrati.
A livello europeo, il Regolamento (UE) 2025/327 sullo European Health Data Space (EHDS) introduce un quadro comune per l’accesso, lo scambio e il riutilizzo dei dati sanitari elettronici. Entrato in vigore nel 2025, prevede un’applicazione progressiva dal 2027, con ulteriori scadenze nel 2029 e nel 2031.
Dalla telemedicina alla continuità assistenziale
L’importanza dell’interoperabilità emerge chiaramente nei servizi di telemedicina.
Una piattaforma di telemonitoraggio, ad esempio, può acquisire parametri vitali attraverso dispositivi domiciliari e renderli disponibili agli operatori sanitari. Per contribuire realmente alla continuità assistenziale, queste informazioni devono essere correttamente associate al paziente, rappresentate secondo modelli condivisi e, quando previsto, accessibili ad altri sistemi autorizzati.
FHIR offre strumenti standardizzati per lo scambio di questi dati, mentre l’evoluzione della Piattaforma Nazionale di Telemedicina e delle infrastrutture regionali conferma l’importanza di integrare i servizi a distanza nell’ecosistema sanitario.
La telemedicina non deve quindi essere considerata una soluzione isolata, ma parte di un percorso assistenziale più ampio.
Cosa significa per noi
Per noi l’interoperabilità rappresenta un elemento da considerare fin dalle prime fasi di progettazione delle soluzioni digitali.
L’esperienza maturata nella sanità digitale e nella telemedicina ci ha portato a confrontarci con l’integrazione di dati clinici, dispositivi e sistemi informativi differenti, mantenendo attenzione alla qualità e alla sicurezza delle informazioni.
In questo percorso si inserisce Sophia Care Tech, la nostra piattaforma software per la telemedicina, classificata come dispositivo medico di Classe I ai sensi del Regolamento (UE) 2017/745.
Un momento significativo è stata la partecipazione a Welfair 2026 – La Fiera del fare Sanità, svoltasi a Roma dal 14 al 16 ottobre. Grazie alla selezione attraverso il bando promosso da Regione Lazio, Lazio Innova e Camera di Commercio di Roma, abbiamo avuto il privilegio di partecipare con uno spazio espositivo dedicato a Sophia Care Tech.
È stata un’importante occasione per presentare la nostra soluzione, confrontarci con professionisti del settore e raccogliere contatti utili per possibili collaborazioni future.
Continuiamo inoltre a investire nelle competenze sull’interoperabilità, anche attraverso competenze certificate su FHIR e la partecipazione alla comunità HL7 Italia, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni sempre più predisposte all’integrazione.
Prospettive future
La sfida della sanità digitale non è soltanto sviluppare nuove tecnologie, ma renderle capaci di collaborare, condividendo informazioni in modo coerente e sicuro.
In questo scenario, HL7 FHIR rappresenta uno degli strumenti più importanti per favorire lo scambio strutturato dei dati sanitari, insieme a profili condivisi, terminologie e adeguate misure di sicurezza.
Per noi, investire nell’interoperabilità significa contribuire alla costruzione di un ecosistema sanitario nel quale piattaforme, dispositivi e servizi possano integrarsi, valorizzando le informazioni a supporto della continuità assistenziale.
Il futuro della sanità digitale dipenderà sempre più dalla capacità di trasformare sistemi differenti in un ecosistema realmente connesso, sicuro e interoperabile.
