Patient Access: verso un sistema sanitario più equo, digitale e vicino alle persone

Nel 2025 è stata pubblicata la seconda edizione del Patient Access Monitor, che evidenzia come, nonostante i progressi tecnologici, permangano gravi disuguaglianze nell’accesso alle cure. Secondo TrendSanità, l’indagine mostra che molti cittadini sono ancora penalizzati da barriere legate a condizioni economiche, luogo di residenza, patologie complesse e scarsa alfabetizzazione digitale.

Il report fotografa una situazione complessa: il 34% dei cittadini italiani dichiara di aver incontrato difficoltà nell’accedere a prestazioni sanitarie negli ultimi 12 mesi, mentre uno su cinque ha rinunciato o posticipato una visita specialistica per problemi di disponibilità o costi.
Il divario territoriale rimane marcato: nelle regioni del Sud l’attesa media per una prestazione supera i 90 giorni, contro i 48 del Nord.
Anche la componente digitale pesa: solo il 58% degli italiani dichiara di saper utilizzare in autonomia i servizi online del Sistema Sanitario Nazionale, mentre oltre il 40% afferma di non avere familiarità con piattaforme di telemedicina o fascicolo sanitario elettronico.

Il monitor sottolinea che un sistema sanitario moderno deve puntare non solo a curare, ma anche a prevenire, anticipando i bisogni in modo proattivo e riducendo le barriere al primo contatto con le strutture sanitarie. L’idea è che “patient access” non sia solo la possibilità di prenotare una visita, ma l’insieme delle condizioni che consentono al cittadino di entrare in contatto con il sistema sanitario con fiducia, semplicità e tempestività.

Un recente studio internazionale ribadisce che, anche nel 2025, le sfide più rilevanti per il patient access restano:

  • la burocrazia amministrativa: procedure lente, duplicazione di dati, richieste di autorizzazione non automatizzate.
  • la carenza di personale e la saturazione dei servizi, con un impatto diretto sulla saturazione dei servizi, soprattutto nelle aree rurali o periferiche. 
  • il divario digitale, che limita l’uso delle piattaforme online da parte di anziani, cittadini con scarsa connettività o competenze digitali ridotte

Queste evidenze confermano che migliorare il patient access è una componente strategica della sanità del futuro — non accessoria, ma centrale.

Cos’è davvero il Patient Access

Il “Patient Access” non significa semplicemente “prenotare una visita”, ma garantire un accesso equo, tempestivo e consapevole all’assistenza sanitaria.
Riguarda tutto ciò che avviene prima, durante e dopo la prestazione: dall’orientamento del cittadino, al monitoraggio, alla comunicazione continua con i professionisti.

Negli ultimi mesi, l’Italia ha fatto passi avanti concreti in questa direzione:

  • la digitalizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, che entro il 2026 sarà pienamente operativo;
  • la creazione dell’Ecosistema dei Dati Sanitari (EDS), che permetterà lo scambio automatico di dati clinici tra strutture e regioni;
  • i progetti di telemedicina finanziati dal PNRR, che nel Lazio hanno coinvolto oltre 250 strutture pubbliche e private 

Tutti questi interventi convergono su un obiettivo comune: ridurre le disuguaglianze e rendere la sanità più proattiva, predittiva e personalizzata.

Oggi la digital health offre strumenti concreti per superare molte delle barriere all’accesso:

  • Piattaforme intelligenti di prenotazione e triage remoto, basate su algoritmi di intelligenza artificiale, che indirizzano il paziente verso il servizio più adatto.
  • Self check-in digitali negli ambulatori e farmacie, già testati in alcune ASL laziali, che semplificano l’accoglienza e riducono i tempi di attesa.
  • Wearable e dati generati dal paziente (PGHD) integrati nei sistemi clinici per facilitare diagnosi, monitoraggio e interventi precoci. 
  • Design inclusivo e accessibilità digitale: strumenti che tengano conto di disabilità visive, motorie o cognitive, garantendo che l’accesso digitale non escluda fasce fragili

Queste soluzioni, quando integrate in modo coordinato, trasformano il patient access da un problema amministrativo a un pilastro di cittadinanza digitale.

L’articolo del Patient Access Monitor evidenzia come le disuguaglianze nell’accesso alle cure abbiano impatti reali: ritardi diagnostici, peggioramenti, costi aggiuntivi per il servizio sanitario.
Un sistema sanitario equo deve prevedere politiche digitali con un occhio alle fasce più vulnerabili, ma anche sistemi predittivi che intercettino le esigenze prima che diventino emergenza. La sanità proattiva significa spostare l’attenzione da “chi chiede la visita” a “chi ha bisogno prima ancora di chiedere”.

👩‍🔬 Cosa significa per noi

Parlando anche a titolo personale, questo tema mi tocca da vicino, perchè vedo con chiarezza quanto la questione dell’accesso sia concreta e quotidiana — non un concetto astratto.
Quando un paziente non riesce a prenotare una visita, quando un medico fatica a raccogliere o condividere i dati clinici, o quando un caregiver si trova solo a gestire la tecnologia, lì si manifesta la vera sfida del patient access.

Nel nostro lavoro, traduciamo tutto questo in soluzioni pratiche: piattaforme di telemedicina e strumenti digitali che semplificano il percorso di cura, riducono le distanze tra paziente e professionista e rendono più fluido l’intero processo sanitario.
Ogni progetto, che sia in ambito telemonitoraggio, benessere o supporto alle strutture sanitarie, è pensato per abbattere barriere e costruire connessioni.
Come azienda, crediamo che la tecnologia debba servire le persone, non sostituirle.
Il nostro impegno è fare in modo che ogni nuovo strumento digitale sia facile da usare, realmente utile ai professionisti sanitari e soprattutto accessibile a tutti, indipendentemente dal livello di competenza digitale o dalla condizione sociale.
È questo l’obiettivo che guida il nostro lavoro: unire innovazione e umanità, perché il diritto alla cura non conosca ostacoli.

Prospettive future

Guardando avanti, il “Patient Access” sarà sempre più il termometro della qualità del nostro sistema sanitario.
 Le innovazioni digitali non bastano se non sono accompagnate da processi semplificati, interoperabilità reale e fiducia tra cittadini e istituzioni.

Come azienda che opera nella sanità digitale, vediamo tre direzioni fondamentali su cui continuare a investire:

  • Interoperabilità e integrazione: costruire ecosistemi che permettano a dati, piattaforme e persone di comunicare senza ostacoli, dal medico di base all’ospedale.
  • Proattività e prevenzione: usare i dati e l’intelligenza artificiale per anticipare i bisogni, non solo per reagire ai problemi.
  • Inclusione digitale: sviluppare strumenti pensati anche per chi ha meno dimestichezza con la tecnologia, garantendo un accesso equo e universale.

In fondo, il patient access è il vero banco di prova della sanità del futuro: la tecnologia serve solo se aiuta davvero le persone a entrare, restare e sentirsi parte del sistema salute.

Come professionisti e come azienda, vogliamo continuare a contribuire in questa direzione — con competenza, passione e una visione condivisa: quella di una sanità più accessibile, intelligente e umana